La storia
Il territorio del Tevere e del Chiascio

Il territorio del Tevere e del Chiascio

In età etrusco-romana il Tevere, che aveva un alveo e una portata d'acqua differenti da quelli attuali, permetteva la navigabilità da Città di Castello a Roma. Nei pressi di Torgiano era attivo un porto fluviale, la cui funzionalità veniva garantita, via terra, dalla consolare via Amerina che, collegando Roma con l'Adriatico, ne attraversava il territorio.

Torgiano, fin dall'antichità, ha avuto, accanto ad una fiorente economia agricola, anche un'importante attività artigianale.

Una fitta schiera di cocciari, cestai e funari conducevano la propria attività grazie alle risorse offerte dal fiume. Del "vénco" (salice), i rami flessibili erano utilizzati per fare ceste; l'argilla, presente in grande quantità nei terreni peritiberini, permetteva il fiorire di fornaci, dove si cuocevano laterizi e vasellame d'uso quotidiano.

Adiacente al complesso de Le Tre Vaselle  è, infatti, visitabile un'antica fornace ricavata nelle mura castellane, nella quale fino agli anni Settanta si cuoceva il vasellame prodotto dagli artigiani locali.

Il territorio di Torgiano, che sorge alla confluenza del Tevere con il Chiascio, suo affluente, è punteggiato inoltre da antichi mulini, per la macinazione del grano e delle olive, testimonianza della florida economia agricola dei secoli scorsi.

I mulini sul Tevere erano dislocati prevalentemente intorno alla zona di Ponte Nuovo, mentre quelli sul Chiascio, di cui si ha menzione fin dal 1276, non erano molto distanti dal Ponte di Rosciano che, con molta probabilità, era ubicato nello stesso luogo di quello attuale.

Si tratta in prevalenza di strutture originariamente di proprietà del monastero di San Pietro di Perugia e successivamente passati in mano alle famiglie gentilizie della zona: i Goga, i Montemelini, i Signorelli, e, in seguito, i Baglioni, i Graziani, gli Ansidei.

A monte dell'attuale Ponte Rosciano, infatti, si trova una chiusa, la cui acqua azionava in particolare due strutture ben visibili: quello a sinistra, più sulla corrente del fiume, era per il grano, l'altro sulla destra serviva per l'olio.

Da non dimenticare che diversi mulini dell'olio erano ubicati anche al centro di Torgiano e venivano azionati da quadrupedi, cavalli o più spesso muli; di uno per la macina delle olive, ubicato all'interno dell'insediamento e azionato con probabilità da forza animale, si ha notizia in quanto proprietà di un torgianese. Quest'ultimo non poteva essere paragonato ai mulini per la macina dei cereali, posti lungo le rive dei fiumi, il cui valore - come risulta dalle stime catastali - era di decine di volte superiore.

Dietro Piazza Santa Maria, il mulino passato di proprietà dai Graziani alla Congregazione di Carità di Perugia e infine alla famiglia Lungarotti - oggi sede del Museo dell'Olivo e dell'Olio (MOO) - è stato attivo fino agli anni Venti del Novecento.
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