La storia

La storia

Le origini di Torgiano vanno rintracciate con molta probabilità nel periodo etrusco, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti nelle zone circostanti, che testimoniano la presenza in questa area di piccoli insediamenti, posti al confine con le terre occupate dagli Umbri. L'ipotesi è avvalorata anche dalla vicinanza con Bettona, l'antica roccaforte etrusca Vettona, situata sulla riva sinistra del Tevere, territorio di norma occupato dagli Umbri.

Proprio alla presenza etrusca è plausibile attribuire l'avvio della bonifica delle paludi residue del "Lago Tiberino" - bacino assai vasto che si estendeva da Sansepolcro a Terni - con l'incisione della "soglia di Torgiano", realizzata per far defluire le acque stagnanti della pianura nel Tevere stesso, in modo da guadagnare terreno per uso agricolo.
 
Il lento processo di sottrazione del terreno alle acque venne continuato dai Romani, che costruirono canali per il drenaggio a difesa delle produzioni agricole minacciate dalle inondazioni. La presenza romana è, infatti, comprovata da numerosi ritrovamenti portati alla luce anche in epoche recenti, durante i lavori per l'impianto dei vigneti e dal riutilizzo di materiali nelle costruzioni di età posteriori, ancora oggi bene individuabili.
 
Sempre in epoca etrusco – romana, quando il Tevere era navigabile da Città di Castello a Roma, nei pressi di Torgiano era attivo un porto fluviale, connesso via terra con la consolare Amerina, il diverticolo della Flaminia che collegava Roma con l'Adriatico.
 
All'età "barbarica" si deve il quasi totale abbandono del territorio torgianese e la distruzione dell'insediamento romano, che è probabile sia stato raso al suolo dai Goti di Agilulfo nel VI sec. d.C.
 
Nelle spartizioni del territorio umbro fra Longobardi e Bizantini, l'area di Torgiano viene assegnata alla giurisdizione bizantina, mentre, sotto il Ducato di Spoleto, si pone il vicino Rosciano.
 
Sul finire del XIII secolo, nel quadro di una politica di espansione verso la pianura tiberina, il territorio fu assoggettato dal Comune di Perugia che decise la rifondazione del castrum Torsciani nell'area dell'attuale pieve di San Bartolomeo, dove attorno alle rovine dell'insediamento romano si era sviluppato un piccolo abitato.
 
Per rafforzare la propria posizione lungo il confine meridionale, tra il 1260 e il 1276, Perugia edifica anche il baluardo del castrum Grifonis, l'attuale Brufa.
Negli anni seguenti, il castello di Torgiano assume sempre più la fisionomia di un borgo fortificato e a Fra Bevignate viene affidato l'incarico di costruire il Ponte Nuovo, poco più a valle della confluenza tra i fiumi Tevere e Chiascio.

Nel XIV secolo, durante le lotte tra i nobiles, alleati con i populares, e il ceto magnatizio rappresentato dai raspanti, Torgiano diviene più volte rifugio per i fuoriusciti dell'una e dell'altra parte, tra i quali anche Biordo Michelotti, capo della fazione perugina dei raspanti.

Il XV secolo è segnato da alterne vicende belliche, tra le quali l'occupazione da parte delle milizie di Muzio Attendolo Jacopo detto "Lo Sforza" da Cotignola che, secondo diversi storici, proprio a Torgiano avrebbe conosciuto Lucia "da Terzano" dalla quale ebbe il primogenito Francesco, futuro Duca di Milano (1450).

Perugia controllava l'organizzazione politico-amministrativa, sanzionata dagli Statuti Comunali del 1426, attraverso un proprio vicario, al quale era demandato il governo del castrum.

Tra i proprietari terrieri che, in questo periodo, risiedevano nella zona figurano per la maggior parte famiglie dell'aristocrazia perugina: gli Ubaldi e i Baglioni a Torgiano, i Cinelli e i Penna Crispolti degli Arcipreti a Brufa e, a Rosciano, i Signorelli; ai loro appezzamenti si aggiungevano quelli di proprietà del clero, in particolare dei Benedettini e dell'Ospedale perugino di Santa Maria della Misericordia.

Dopo la terribile peste del 1478, che decimò la popolazione del piccolo centro, il XVI secolo si apre con il saccheggio dell'esercito del Duca del Valentino, che entra nel castrum con 10.000 uomini, tra i quali anche Niccolò Macchiavelli che, come membro della delegazione del Duca, proprio da Torgiano scrive una lettera datata 1502 sulla situazione politica umbra.

Il destino del castello continua a legarsi alle lotte politiche di  Perugia, sotto il cui dominio rimane fino al XVI secolo, quando, dopo un'eroica resistenza, con la sconfitta dei perugini nella "Guerra del Sale" (1540), diviene territorio dello Stato della Chiesa, affrancandosi dal vassallaggio perugino.

Durante il periodo napoleonico, Torgiano viene annessa al Cantone di Deruta (1797), ma con la Restaurazione l'intero territorio torna sotto la giurisdizione papale fino all'Unità d'Italia, quando entra a far parte della provincia di Perugia.

Nel corso del XIX secolo, mentre in Umbria si registra una generale frammentazione delle grandi proprietà terriere, a Torgiano si costituiscono due importanti possedimenti fondiari: una commenda di pertinenza dei conti Meniconi Bracceschi, che la ottengono dal Sovrano Militare Ordine di Malta, e una vastissima tenuta tra Perugia e Torgiano che viene acquistata dal marchese e futuro cardinale Pietro Ugo Spinola.

Con l'Unità d'Italia il quadro sociale cambia ulteriormente e fa la sua comparsa in campagna una borghesia, mercantile, professionista e agraria, che intende modernizzare e potenziare le proprie rendite, investendo in un territorio naturalmente vocato alla viticoltura, alla olivicoltura, alla produzione cerealicola e ortofrutticola, richieste dai vicini mercati cittadini.

Nel secolo scorso, infine, nonostante l'intensa fase di industrializzazione che negli anni '50 e '60 ha toccato anche quest'area, Torgiano ha saputo salvaguardare la sua vocazione agricola, ottimizzando le risorse tradizionalmente basate sulla viticoltura, olivicoltura e tabacchicoltura, che hanno permesso di conservare pressoché intatto un paesaggio rurale che fa da sfondo a una produzione agricola d'eccellenza e a un mercato turistico di qualità.  
Comune di Torgiano
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