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Museo del Vino MUVIT

L'esposizione si apre con materiali archeologici che testimoniano il rilievo dato alla viticoltura nel bacino del Mediterraneo dall'età del bronzo alla tardo antica: brocche cicladiche del III millennio a.C., contenitori vinari di area anatolica (II millennio a.C.), ceramiche attiche, buccheri etruschi, un corredo funebre bronzeo databile tra la metà del IV e gli inizi del III secolo a.C., reperti plastici, fittili bronzei e di vetri di età romana per terminare con una ricca serie di contenitori da trasporto (anfore).

Attraverso manufatti, documenti archivistici e immagini fotografiche è illustrata di seguito la presenza della viticoltura umbra in età medioevale. Tra le altre testimonianze, spicca il richiamo all'opera benedettina in Umbria; la viticoltura delle più note zone vinicole europee si deve infatti all'attività dell'ordine, che utilizzava il vino per diverse finalità, da quella liturgica a quella alimentare e farmaceutica.

Le tecniche vitivinicole e dell'artigianato ad esse collegabili sono presentate attraverso l'esposizione di strumenti per la viticoltura: presse, torchi - tra i quali un monumentale torchio a trave del XVII secolo, della tipologia detta di "Catone", attivo fino al 1973 - attrezzature di cantina e molti altri prodotti di artigianato umbro (merletti, ricami, ferri da cialda, vasellame d'uso quotidiano).

Tra le "Arti applicate" quella ceramica è illustrata con una vasta raccolta suddivisa secondo diverse tematiche che attraversano diverse epoche, dal medioevo al rinascimento, dal barocco all'età contemporanea: "Il vino come alimento" (contenitori vinari per la tavola: boccali, misure, borracce, fiasche, coppe), "Il vino come medicamento" (contenitori farmaceutici: albarelli, unguentari, pillolieri, versatoi), "Il vino nel mito" (istoriati e plastici).

Tra le preziose ceramiche d'età rinascimentale spiccano il piatto di Mastro Giorgio Andreoli, raffigurante l'Infanzia di Bacco del 1528 e un busto che ritrae sempre il dio Bacco, proveniente dalla bottega dei Della Robbia (prima metà del XVI secolo).

Il percorso ceramico si conclude con una sezione dedicata a opere di artisti moderni e contemporanei, ispirate al mito dionisiaco: da Nino Caruso a Pompeo Pianezzola, da Gio Ponti a Piero Fornasetti, da Jean Cocteau a Joe Tilson.

Segue un'ampia sezione dedicata ai ferri da cialda, forse la maggiore per quantità e qualità, dedicata a questo strumento per la fabbricazione di dolci tipici della tradizione alimentare centro italiana, un tempo assai diffusi tanto nelle cucine signorili quanto in quelle popolari ed ecclesiastiche.

Fabbricati da semplici fabbri o da orafi e cesellatori raffinati, questi oggetti rappresentano un interessante e insolito percorso che attraversa secoli di storia e di gusto.

Largamente diffusi a partire dal XVI secolo hanno un repertorio decorativo che, molto spesso, include stemmi nobiliari o ecclesiastici.

Segue quindi una presentazione del consistente corpus di incisioni che, da Mantegna a Picasso, attraverso oltre seicento pezzi, ripercorre le suggestioni esercitate dal tema viticolo e mitologico.

Completa la sezione una raccolta di ex libris a soggetto enologico che affronta in modo insolito la produzione europea di grafica contemporanea.

Testi antiquari ed edizioni colte suggeriscono, infine, al visitatore una riflessione sul rilievo che il vino ha avuto nella letteratura, da Esiodo a D'Annunzio, e nella trattatistica di tutti i tempi; una sezione intera è dedicata a pubblicazioni a carattere divulgativo, almanacchi e proverbi, che raccolgono consigli di viticoltura e vinificazione.

 

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