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Museo dell'olivo e dell'olio (MOO)

Nelle undici sale distribuite su tre livelli, piano terra, primo piano e mansarda, sono fornite al visitatore esaustive informazioni circa le caratteristiche botaniche della pianta e le principali cultivar diffuse in Umbria, oltre a documentazioni relative alle diverse tecniche colturali e di estrazione dell'olio, da quelle tradizionali a quelle d'avanguardia: dai primi mortai in pietra, risalenti al V millennio a. C., all'introduzione del trapetum, ampia vasca di probabile origine greca poi diffusa dai Romani, fino alle più complesse macchine a trazione animale o idraulica e all'invenzione del sistema "a ciclo continuo" che ha segnato l'avvio della nuova elaiotecnica (dal greco \"λαιον: olio).

Attraverso la presentazione di significativi reperti archeologici, ceramiche, libri e altri materiali è inoltre richiamata la mitologica origine della pianta, la diffusione e i diversi usi dell'olivo e dell'olio. Tra i materiali esposti un alàbastron - ampolla per oli profumati - a figure rosse raffigurante la dea Atena, alla quale spetta il dono dell'olivo agli uomini, firmato dal "Pittore della Fonderia" del V secolo a.C.; una lucerna tricline greca a tre fuochi in marmo di Paros e ferro (VII sec. a.C.) e la collezione di unguentari antichi, tra i quali uno egizio in alabastro, risalente al 1580-1085 a. C.

La presenza dell'olio nel quotidiano è documentata in collegamento al tema "l'olio come fonte di luce", presentato attraverso una vasta raccolta di lucerne dall' età romana fino al XIX secolo.

Altri manufatti, accompagnati da modelli in scala e pannelli didattici, sviluppano i temi relativi all'impiego dell'olio nell'alimentazione, nello sport, nella meccanica, nella cosmesi, nella religione, nella medicina; ingrediente ampiamente utilizzato per la produzione di sapone, l'olio ha assunto anche funzione di lubrificante delle fibre nel processo di lavorazione della lana.

La vetrina delle "Usanze e Tradizioni" richiama infine credenze e superstizioni millenarie: dalla fiduciosa speranza di cura dai mali che l'uomo ha da sempre riposto nell'olivo fino al suo utilizzo come strumento diagnostico del malocchio.

 

 

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